martedì 16 aprile 2013

Nicotina, fumare di smettere, mai.


Nicotina, fumare di smettere, mai.

Sigaretta

Mi bacia a comando.

 mia compagna, mia, davanti al camino

Sul cesso

Sul davanzale sopra il mondo

La mia assistente stenografa che si fuma un’altra sigaretta

copilota alla guida.

Evadiamo, torniamo

Ti tengo in tasca e te mi tieni nel taschino

Danzi nell'aria banale

Danziamo tanto per danzare

E se non c’è musica, m’improvviso suonatore

E te violino

Quanto cazzo ti amo.

Mi accompagnerai fino alla fine?

Beh, sì,o almeno lo spero

No, anzi, ne sono sicuro

Sveglia alla sera

Amico al telefono

Lancetta dei minuti

Denti da far schifosamente sorridere

Sesso orale.

Sei quello che faccio quando campo

E io il tuo primo ed ultimo spasmo di vita

Degno del miglior poema del sentimento.

Perché si può fare tutto sì, senza di te

Ma si fa male

E perché non essere professionisti allora?

Se te addolcisci gli abbandoni

Riposi il lavoratore

Crei legami

Intercedi tra le fatiche

Tra le noie

Tra una portata e l’altra.

Sei più risveglio del caffè

Sei “Buongiorno!” o “fatti forza, su…

Trascineremo insieme il sipario della sera e poi quello del giorno.

Saremo bianco su nero o nero sui pantaloni,

nero su tutti, e grigio sul sole... ”.

Tu sei  

E io non ti smetterò mai.

martedì 8 gennaio 2013

Perché se voi non esistete scrivo di me. O se io non esisto scrivo di voi.


Zitta e crea, perché il sole ammazza tutto.
E sappi che non meriti il cappello che porti.
Ecco un raggio di verità dall'Oriente:  vaffanculo.
Mm?
Non è male che mi porti sulle spalle quando vado più veloce  di tutti
Ma quando mi cago addosso accettalo,
e magari stai zitta
coscienza universale, periodicamente aggiornata
periodicamente religiosa
periodicamente mia.
Stai zitta tu che ti meni le braccia in testa.
Non sei cosciente, né coscienza.
Sei una serpe nata da uova di ragno
Stai zitta, e scopa.
Zitta e piangi.
Zitta, e rinsecchisci come merda al sole.
Zitta e vomitati
Ma se ti duplichi vai da chi ha due angeli sulla spalla. Uno buono, l’altro
Buono.
Tu quidi, zitta e rimangiati le mie ingiustizie schiave della fine.
Tu vai e non tornare. Tu invece, lasciami solo per favore.
Tu, stattene solo.
Tu, datti tregua ché lei non torna.
Tu, laggiù
Tu ti salvi: vai in bocca al pozzo
E spero ti divorino i sorci.
Sentiti sola, parte oscura di me,
nota a tutti voi che
applaudite
dai vostri bei balconcini una crepa-un fiore-una crepa-un fiore.
Guardate che a me non interessa
L’idea del male. Interessa a voi, sondare la vita.
Chi? Chi cazzo l’ha scelta la vita?
Io cado, e basta. Non è un film, né un romanzo di formazione,
Né una squallida imitazione del Cristo che si piscia addosso davanti alla fica,
né l’errore di seguire il vento
 per poi guardarsi la bussola del tempo
come un ritardato alle poste
quando si è aperto il polso.
E che sarà mai, il mio disabile lagnarmi?
Chilometri di assennato autocentrarsi  e sono arrivato alla conclusione che sono un po’ pazzo, forse anche un po’ stronzo.
Chilometri di vita vissuta, vita morta, vita di amici, vita famigliare
Anni di concetti, sale, zucchero, urla, aceto a litri
E sesso, e poi falso amore,
false lacrime, vere cazzate, bugie, sentimenti e manovre
lotte intestine, lotte con l’intestino, lotte con voi.
esami, 30, 30 e lode, 30 e biasimo,
30 e "bocciato, vattene a casa ah ah ah."
30 e "che intellettualoide di merda"
30 e "però potevi fare meglio...
insomma, puoi."
Giornate tipo: ma che ti dormi?
Serate donate all'abitudine
e serate donate al falso piacere di novità altrui.
Mai una parola che non pensavo.
Mai un "ti amo" vuoto
e proprio per questo tanti sprecati.
Tante volte io come un pazzo sclerato e voi come nonne in finestra.
Tante volte...
Tante volte "sai, è normale, capita. Ci si vede."
E quanti dollaroni in benzina per tornare a casa quando non volevi.
Strette di mano regalate e vaffanculi sempre abortiti.
Ci si cade, ci si sventra e ci si alza col cervello in pappa.
Che vi devo dire, se la vita è questo
Allora ti saluto da qui, prospettiva  di realizzarmi.
No, davvero te la vedrai da te.

venerdì 5 ottobre 2012

Nαρκαω





Sei il mio passo successivo
l'eleganza
di un cuore che pompa forte
ma silenzioso
 riempie le tue guance create per sorridere
Una mano ondeggia vicino al fianco mio
ma non mi tocca
anche se 
a volte
la tua identità mi abbraccia 
affettuosa  
e a me va bene.
Sei lo spettro rapido dei colori
e io l'occhio pigro
  che
 scatta 
una foto per volta
mi basta così
mi basta giocarci con le dita
sul divano e sotto il vapore
quando scendo dal letto una mano per volta
Di diritto dovrebbe essere tua
la mia notte stupida
ma lavoro sodo
e tu non mi fermare
mai
se pure quest'acqua diventasse terra
 e io concime 
se pure il fuoco smettesse di accendersi in inverno
se pure la nebbia tra queste fronde umide fosse veleno
se pure morissi in questo specchio.
Non fermarmi mai, ché io so che non ti fermi 
"non fermarti", sì è banale
ma forza, 
scioglici
azzardami, ché vivermi è essenziale
e impattami
 come un fungo d'aria e pollini impazziti
uniti dal ricordo d'un botto potente
e lieve
 come la speranza
che può celare un fiore di bosco
un fior di fonte.
Annego 
alla fine va bene così.






lunedì 10 settembre 2012

Manate d'inchiostro. Celestino.


Volta faccia la rugiada
Quando picchia marmo legno
sassi
sorella acqua
e strada
Volta faccia l’anima
Quando viene il fiato senza respiro
E volta faccia l’infanzia
L’infanzia che ci accarezza il sonno
Quella che perde e vince
Che piange sempre e sempre torna a ridere
Quella che è Venere Marte e Saturno
e piccole meteore luminose
Quella che è notte e alba e mai giorno
Per non essere tramonto
Volta faccia
L’infanzia
quando la mente dimentica il corpo
E i corpi del tuo giardino dimenticano la tua
di anima
Quando si fermano un po’ più in là
Continuando a fissarti con quegli occhi spalancati
Che hai visto troppe volte
e non riconosci mai
Algidi e disperati
Dolci e aggressivi
Solitari e soli
Pudici e sinceri
Guardano per poi guardarsi dentro
E spiano la dolce vita che cammina tra le vibrazioni
Dell’ultimo petto

È lo slancio
Immobili come l’acqua d’un lago
Sconfitti e placidi

Quando desidera, cambiamento vien fuggendo
e stuprando
la vita loro è ormai la tua memoria
la vita loro è ormai la tua testa di granito
la vita loro è ormai le urla
la vita loro è forse un peso che va in lacrime
Cazzo sei in cima all’ Everest ora
Te ne sei accorto?
Sei sul ghiaccio
Sei nel vento
A un palmo dal cielo bianco
Lontano da tutto
E non torni prima di mezzanotte

Costruiamo case per metterci dentro case
Più nostre
Aspettando la muta
Ma di tanto in tanto ce ne dimentichiamo
E il tempo di novità arriva comunque
Lasciandoti lì col tuo ossario di foto e orologi
Scopato da quel cielo stellato
 In cui tutti credono per una stupida stella polare



La morte non ha risposte perché non è una domanda.

sabato 8 settembre 2012

Maggio, I


C’è un vento che prende in braccio il silenzio
e agli alberi gobbi ruba le vesti.
I figli cadono, e ai padri l’assenzio

Distoglie le mani dal raccoglierne i resti.
Il tempo che fugge muore
E nel tempo che resta tu resti

Come un’ombra davanti al tuo solo rumore
Che stride e fa eco in un letto fasciato,
con la guancia fredda che impedisce l’amore.

Anche se quel che sarà se l’è preso il passato
e le albe son perse nella conta dei giorni
Io ti sento che tiri da un lato,

e ti penso, ché se spesso ritorni
lo fai da dentro l’anima
e di quell’ora di nausea cancelli i contorni.

Sbuffi via il fiato e nemmeno una lacrima,
Poi nulla più.
E Lei che pretende l’ultima decima

Se ne esce via, noi dopotutto qui giù
Come pecore in mezzo ai lupi
Sotto nebbie di ferro, su un prato che fu.

Campagna triste, se insieme pecore tra i lupi
E se da soli siamo porco che vive del vuoto del porco
Che va in grasso al bovaro per gli inverni più cupi.

E invece del grano canzoni sul granoturco,
di fate incrociate e porte aperte
per far pace la notte col terrore dell’orco.


Tra le braccia solo coperte
Ora, e una casa morta che urlava impazzita
Si  fa imbarazzare dal sole potente,

da un vento chiaro e una spina appassita
Ai figli nuovi, quel che sarà, sarà stato
e arranca sul colle della prospettiva finita.

Tu piangi, e allora allaga questo fossato
Col mare degli occhi. Stammi vicino
Ridammi la spalla
 e la mano
e il petto
e un tetto stellato.
Saprò aspettare.

domenica 26 agosto 2012

Ai Michè.

Qui al cuore del bosco
s'incendiano la canna fumaria
e una melodia che conosco.
Strozzami aria,
ch'io m'avvolgo in me stesso
tra lenzuola mattoni e malaria
che si finge decesso
che si mangia da sé,
che promette l'amplesso
di due vite. Ma resto in me.
Quello che ero prima del sole.
Rimango quello senza i perché.
Ancora casa senza nazione,
sempre prete ch'è muto al Signore.
Dolce mai, ma l'acqua in cui naufrago
si tinge d'un acre di morte
e spuma è sputo di questo pelago.
A volte si prende com'è, malasorte
ti vomita fin sugli occhi del cielo
appena con lo scatto di stringerti forte
alla prima stella che squarcia quel velo.
Blu nero. Stanco di essere
Ermetico insano, eppure sincero.
Un Salve pretto, nudo di chiacchiere
a chi s'oscilla ora fiero ora vuoto
con una mano. Con l'altra dipinge
chissacché. Ciascuno devoto
a chissacchì. Non mi tengo, non ce la faccio.
Mi dico "schiantati" con l'unico fiato.
Eppure qui, ancora dipeso dal braccio
coi rami che chiamano e la canna che  aspira
a salutare chi ora riposa sul laccio
e balla.
come il Tempo
come i frutti
come il sonno.
Nessun bosco chiama più,
non brilla nessun camino.
eppure balla.
Così.




venerdì 3 agosto 2012

Vento d'estate.

Vento rosso
sotto un cielo vergine.
  Vento che calma i miei silenzi
Vento che genera.
      Aria che sputa via la cenere.
Aria che vibra. Aria che accarezza i denti.
       Ridiamo.
Vento che genera polvere, che spazza la polvere,
           vento che ruba le maschere.
Scirocco di sangue, sangue negli occhi
                                         e brezza che asciuga.
   Vita che soffia, adesso che brucia
    e domani di cenere,
proprio mentre ieri era l'altro. Ora, proprio
   l'altroieri resta in catene.
In catene come i ricordi in un fiocco di neve
   ch'ora si posa s'un vecchio tramonto d'inverno
cullato dal vento.
                  Cullato.
  Cullato.
                       Cullato.
Dentro. Vento freddo oltre il verde.
  Ancora dentro, macerie
                        svegliate dal vento,
  forse fuori le mura
     con la brezza dell'alba.
Vanto della natura
         Vento fosco senza intemperie
soffia ancora e ancora e ancora,
   soffiaci via,
                    e fiducia mia fatti dimora del vento.
Folata di buono e odor di pensiero
    ad ogni respiro,
la mia anima applaude la tua
    in attesa di un caldo
folle
   totale
       amplesso nel vento.
In silenzio.